Chi ha cambiato il significato della parola “evangelico”?
Le parole cambiano. Succede continuamente. La parola Mouse, in inglese e anche in italiano, non indica più solo un topo, il “Cloud” non è più soltanto una nuvola. E, negli ultimi dieci anni, soprattutto negli Stati Uniti, la parola“evangelical” ha smesso di essere soltanto una definizione religiosa ed è diventata anche una categoria politica.
Non è un’impressione. Gran parte dei media stuatunitensi usa ormai l’espressione white evangelicals per indicare uno dei principali blocchi elettorali del Partito Repubblicano e del movimento MAGA. Così, nell’immaginario collettivo, soprattutto fuori dagli Stati Uniti, “evangelico” viene spesso associato automaticamente al sostegno verso Donald Trump.
I dati del Pew Research Center confermano che i White Evangelical Protestants rappresentano uno dei gruppi religiosi statunitensi più favorevoli a Trump. Ma la stessa ricerca ricorda che si tratta di una categoria sociologica ben precisa – gli evangelici bianchi degli Stati Uniti – e non dell’intero mondo evangelico.
È proprio qui che nasce il problema, osserva la European Evangelical Alliance (EEA): una lettura nata nel contesto politico americano rischia di essere esportata anche in Europa, dove il panorama evangelico ha una storia, una cultura e un rapporto con la politica molto differenti.
Se accadesse ai cattolici…
Per capire la questione, immaginiamo che nel giro di pochi anni la parola “cattolico” venga identificata ovunque con un preciso schieramento politico.
Non con la celebrazione dell’Eucaristia, la fede in Cristo, la carità, la vita delle parrocchie o la dottrina sociale della Chiesa, ma con un partito, un leader o una campagna elettorale.
Chiunque si presenti come cattolico verrebbe automaticamente collocato in una determinata area politica, ancora prima che religiosa. È la sensazione che molti evangelici europei raccontano di vivere oggi.
La risposta dell’Alleanza Evangelica Europea
Per questo la European Evangelical Alliance, che riunisce le alleanze evangeliche di oltre trenta Paesi europei, ha pubblicato il documento “European Evangelicals in Public Life: Our Identity and Contribution“.
L’obiettivo non è entrare nella polemica politica in corso negli Stati Uniti, ma riaffermare un principio semplice: l’identità evangelica nasce dal Vangelo, non da un’ideologia.
Il documento ribadisce che essere evangelici significa mettere al centro Gesù Cristo, riconoscere l’autorità della Bibbia, vivere la conversione personale, annunciare il Vangelo e servire il prossimo.
Da questa fede derivano anche l’impegno per la dignità di ogni persona, la libertà religiosa, l’attenzione ai poveri, ai rifugiati e ai più vulnerabili. Non è un programma elettorale, ma una dichiarazione di identità cristiana.
La fede non coincide con un partito
Uno dei passaggi più significativi del documento riguarda proprio il rapporto tra fede e politica. L’EEA non sostiene che i cristiani debbano disinteressarsi della vita pubblica. Al contrario, incoraggia i credenti a contribuire al bene comune.
Ma aggiunge una precisazione importante: nessun partito può pretendere di rappresentare da solo il Vangelo.
Per questo gli evangelici europei esprimono orientamenti politici differenti. C’è chi vota a destra, chi al centro e chi a sinistra. Ciò che li unisce non è una preferenza elettorale, ma la fede in Gesù Cristo.
Una riflessione che riguarda tutti i cristiani
La questione non interessa soltanto gli evangelici ma il documento dell’EEA contiene una riflessione che parla a tutti i cristiani e ci ricorda che la fede può ispirare l’impegno politico, ma non può essere ridotta a un’identità politica.
I rischi del nostro tempo
Per decenni gli evangelici americani sono stati conosciuti per la lettura della Bibbia, l’evangelizzazione, le missioni, la musica di culto e le opere di assistenza.
Oggi, invece, spesso accade che, appena qualcuno dice negli Stati Uniti “sono evangelico”, la domanda successiva non è: “In cosa credi?” ma “Che cosa pensi di Trump?”
È il segno di quanto il dibattito pubblico abbia trasformato negli Stati uniti il significato delle parole. Ed è proprio questo che gli evangelici europei stanno cercando di ricordare di: lasciare che sia il Vangelo a spiegare chi siamo, non le cronache delle elezioni americane.

