Completamente normali: come vive la fede una coppia gay in cui uno dei due è ateo
Traduzione e rielaborazione della puntata n. 31 del podcast Úplně Normální (“Completamente normali”) di Roman e il suo compagno Štěpá della Repubblica Ceca, pubblicato il 19 marzo 2024 con il titolo Víra a ateismus „Skončíš v pekle – máma (“Fede e ateismo: «Finirai all’inferno» – mamma”). Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Roman e il suo compagno Štěpán sono una coppia gay della Repubblica Ceca che dal 2023 raccontanp la propria vita nel podcast Úplně Normální (“Completamente normali”): la quotidianità, le famiglie, il coming out, le differenze tra loro e i progetti costruiti insieme. Il nome contiene già una piccola dichiarazione d’intenti: mostrare una relazione tra due uomini per quello che è, una relazione “completamente normale”, con affetto, discussioni, problemi e progetti.
Nella puntata n. 31, pubblicata il 19 marzo 2024, mettono davanti ai microfoni una differenza importante della loro relazione: Roman è cristiano e credente, Štěpán è ateo. Come si vive insieme quando per uno Dio è una presenza reale e per l’altro semplicemente non esiste?
Ne parlano partendo dalla loro esperienza, senza trasformare la conversazione in una gara per stabilire chi abbia ragione: dalla fede con cui Roman è cresciuto alla prima volta di Štěpán in chiesa, fino alle domande su matrimonio, benedizione e figli.
«Io sono ateo»
Štěpán: Visto che registriamo questa puntata di domenica, è il momento giusto per parlare della fede e dell’ateismo nella nostra relazione. (…) Per me è semplice: sono ateo. Della Repubblica Ceca si dice che sia uno dei Paesi più atei (del mondo).
Roman: Anche se, in realtà, non è proprio così.
Štěpán: È vero. (…) Io non credo agli oroscopi, alle cartomanti, al destino o alla fortuna. Per me sono coincidenze. Nel mondo esistono miliardi di possibilità diverse che una cosa accada in un certo modo. Anche se vedessi un miracolo con i miei occhi, penserei che non è un miracolo, ma l’incontro, per quanto improbabile, di diverse possibilità in quel preciso momento. Quindi sono ateo.
Roman: Da quello che conosco di te, sei davvero il prototipo dell’ateo. Se c’è qualcuno che può definirsi ateo, quello sei tu. Non credi veramente in niente che non sia concretamente afferrabile.
Štěpán: È così. (…) Sono cresciuto in una famiglia atea e fin da bambino non ho avuto alcun rapporto con la Chiesa, la religione o la fede. Consideravamo i credenti persone strane. Davvero. Sono cresciuto così. (…) Fino ai vent’anni non conoscevo personalmente nessuno che mi avesse detto: «Sono credente, credo in Dio e lo dico sul serio». Per quanto riguarda Dio, le Chiese e le religioni, quello che mi arrivava dai media era quasi sempre negativo. Non ne vedevo praticamente gli aspetti positivi.
«Io invece sono cresciuto nella fede»
Roman: Io vengo da una famiglia religiosa. Sono cresciuto nella fede fin da bambino. I miei genitori avevano cominciato a credere alcuni anni prima che nascessi, quindi sono nato in una famiglia credente. Penso sia importante spiegare in quale Chiesa sono cresciuto, perché quando in Repubblica Ceca dici di essere credente molti immaginano automaticamente che tu sia cattolico. (…) Io invece sono cresciuto in una Chiesa protestante. Naturalmente crediamo nello stesso Dio, abbiamo la Bibbia e riconosciamo Gesù Cristo, Dio e lo Spirito Santo. (…)
Štěpán: Quindi il Papa non ti riguarda?
Roman: Il Papa non mi riguarda. Appartiene alla Chiesa cattolica. Naturalmente posso ascoltare alcune sue opinioni, ma non significa che dobbiamo identificarci con esse.
Štěpán: E voi avevate un sacerdote?
Roman: No, abbiamo un pastore.
Štěpán: E ha una moglie?
Roman: Sì, ha una moglie e dei figli. ed è una persona molto importante e stimolante.
Essere gay dentro una Chiesa
Roman torna quindi a ciò che aveva già raccontato nella puntata dedicata al suo coming out. Essendo cresciuto in ambiente di fede: “naturalmente a un certo punto si è posto anche il problema del fatto che fossi gay. Ci sono Chiese che ritengono che non sia un problema e altre che invece pensano che lo sia. (…) Anche tra le Chiese protestanti alcune rispettano le persone gay e altre molto meno. Io ero proprio in una di quelle che le rispettavano poco”.
Roman: Ho attraversato un periodo abbastanza difficile. (…) Anche a casa successero cose difficili. Una volta mia madre mi disse che sarei finito all’inferno. Non so perché lo disse; probabilmente era legato al momento che stava vivendo. Oggi abbiamo fatto un cammino e le cose sono diverse.
Credo che mia madre abbia capito che non si tratta semplicemente di quello che le viene detto in Chiesa, ma dell’amore di Dio. (…) Anche mio padre visse male quello che era accaduto e pensò di lasciare quella Chiesa. Credo avesse capito che i cristiani non dovrebbero comportarsi così.
Roman: Ho capito che una Chiesa è comunque fatta di persone e che le persone non sono infallibili: possono sbagliare. Ho continuato a credere che Dio parlasse anche a me e che il modo in cui ero stato trattato non fosse giusto. Per questo non ho buttato via la mia fede. Ho continuato a cercare e, arrivato a Praga, ho provato a frequentare altre Chiese e a trovare una comunità di credenti nella quale potessi riconoscermi.
Quando il credente si innamora di un ateo
Roman: Nella nostra relazione ha cominciato a diventare evidente il fatto che io sono credente e Štěpán è ateo. (…) Quando l’ho conosciuto sapevo che non era credente e l’ho rispettato. Lo rispettavo allora e lo rispetto adesso. Poi ci siamo trovati a studiare insieme la Bibbia e le storie bibliche. Io sono cresciuto con queste cose e quindi più o meno sapevo di che cosa si parlava. Štěpán invece è molto analitico e sistematico: voleva capire esattamente com’è organizzata la Bibbia, che non è un solo libro ma una raccolta di molti libri. Così tra noi è cominciata una conversazione su questi argomenti.
Štěpán: Io ero davvero poco preparato. Fino a non molto tempo fa confondevo persino quello che accade a Pasqua con quello che si celebra a Natale. (…) Avevo studiato qualcosa della Bibbia soprattutto per storia dell’arte e della cultura. Se vuoi comprendere quadri, affreschi e sculture devi conoscere almeno un po’ le storie che rappresentano. Quello è stato probabilmente il mio primo contatto con la Bibbia. Adesso, dopo molti anni, ci sono tornato di nuovo.
Il mio compagno ateo va in chiesa
Dopo avere promesso per quasi due anni di accompagnarlo, Štěpán va finalmente con Roman a un culto.
Stěpán: Proprio come tu rispetti il fatto che io sia ateo, io rispetto il fatto che tu sia credente. Ti ho detto che avevi un’occasione unica per provare a convertirmi.
La prima esperienza è nella chiesa di San Nicola, nella piazza della Città Vecchia di Praga.
Štěpán: Era praticamente la prima volta che partecipavo davvero a una celebrazione religiosa. Guardavo dappertutto per capire che cosa stesse succedendo. C’era una Bibbia davanti a noi, tutti giravano le pagine, sapevano dove andare e che cosa cantare. A un certo punto ho chiesto: «Ma come fanno tutti a conoscere le note e a sapere che cosa devono cantare?».
Roman: Cantano (quei canti) tutte le domeniche.
Štěpán: Mi sono divertito per la prima mezz’ora. Poi, nelle successive trecentotre ore…
Roman: È così che dovrebbe essere!
Štěpán: Non credo proprio in quel senso. (…) C’era però una bellissima atmosfera. Poi tutti si sono alzati per il pane e il vino.
Roman: Quella era la Cena del Signore.
Štěpán: Mi è piaciuto vedere che si fa ancora davvero. Pensavo fosse una tradizione ormai superata. (…) Alla fine ero io quello incuriosito e tu sembravi completamente annoiato.
Roman: Ero triste perché sapevo che quella cosa non avrebbe potuto convincerti.
Štěpán: A me sembrava una bella cerimonia.
Roman: Sì, ma non volevo che per te fosse soltanto una cerimonia. Avrei voluto che potesse parlarti in un altro modo.
Una Chiesa molto diversa
Roman prova allora una seconda strada e accompagna il compagno in una comunità protestante molto più moderna, che si riunisce su una nave a Praga. All’ingresso ci sono un bar, musica contemporanea, schermi, palco, riflettori e telecamere. Ma proprio ciò che Roman immagina possa risultare più accessibile lascia Štěpán ancora più perplesso.
Štěpán: Nella chiesa precedente guardavo le sculture e i dipinti; qui guardavo le luci, la regia, le telecamere…
Roman: Non dovresti guardare quelle cose, dovresti guardare il rapporto che quelle persone hanno con Dio.
Štěpán: Ma a me interessano quelle cose! (…) Poi le persone hanno cominciato a cantare e ad alzare le mani. Capisco che lo facessero sinceramente e che stessero vivendo quel momento…
Roman: Stavano vivendo la presenza di Dio.
Štěpán: Sì. Ma per uno che arriva lì per la prima volta può sembrare quasi fanatismo.
Il sermone invece lo sorprende positivamente.
Štěpán: … Il predicatore parlava in maniera informale e faceva anche qualche battuta. Mi ha fatto piacere anche incontrare alcune persone che conoscevamo del gruppo arcobaleno. C’erano persone gay e questo mi ha fatto capire che quella Chiesa probabilmente era più aperta.
«Voglio mostrarti dove sono cresciuto»
Roman vorrebbe ora portare Štěpán anche nella comunità in cui è cresciuto.
Roman: Voglio che tu venga lì perché voglio che tu capisca meglio di che cosa si tratta. Conosci i miei genitori e molte cose della mia vita. Mi sembra bello mostrarti anche dove ho trascorso la mia infanzia, con chi sono cresciuto e perché sono diventato quello che sono.
Štěpán: Una volta avevo promesso che sarei venuto con te a una funzione religiosa e ormai sto andando alla terza! (…) Non sono andato in chiesa cercando un’esperienza spirituale. Sono andato per vedere dove vai qualche volta la domenica, per conoscere l’ambiente e capire che cosa vivi lì.
Roman: Lo capisco. Come ho detto fin dall’inizio, ho deciso che non ti avrei obbligato a fare nulla e non intendo farlo. Non penso che si debba convincere qualcuno. Ho la mia fede, sono contento di averla, ci vivo e sto bene così. Se tu stai bene essendo ateo, questa è una tua decisione.
«Io però continuo a pregare per te»
Roman non nasconde però che la fede gli fa guardare anche al destino del compagno.
Roman: Naturalmente devo dire che un po’ mi dispiace. Perché, avendo letto la Bibbia, mi faccio delle domande su quello che succederà quando morirai. Ma non voglio essere quello che dice: «Finirai tra le fiamme dell’inferno». Semplicemente non so come sarà. Nessuno lo sa. (…) Però continuo a pregare per te.
Štěpán: Bene. Allora il mio compito sarà mandarti in chiesa la domenica. Ti sveglierò.
Roman: Così puoi anche pregare per me.
Štěpán: Tu preghi e io preparo il pranzo. Penso che sia un buon accordo.
«Sei il compagno per cui avevo pregato»
Roman: Vedremo che cosa succederà in futuro e come ci influenzeremo a vicenda. È normale che due persone che vivono insieme si influenzino. Ma penso che questa differenza non debba essere un ostacolo nella nostra relazione. Anche se nella Bibbia è scritto che dovremmo cercare un compagno credente, penso che ci sia una ragione per cui noi siamo qui insieme.
Roman: Perché proprio nel periodo in cui sei arrivato nella mia vita pregavo molto Dio perché mi mandasse il mio compagno di vita. Quindi credo che tu sia il compagno per il quale avevo pregato. (…) Credo che Dio ti abbia davvero portato da me.
Štěpán: Va bene. Questa è la tua interpretazione, non posso contraddirti.
Fare coming out anche come credente
Štěpán: Come vivi il fatto di parlare pubblicamente del tuo essere credente? Perché capisco che in Repubblica Ceca sia quasi come ammettere di essere gay.
Roman: Più o meno è la stessa cosa. (…) Quando dicevo agli altri di essere credente, la reazione era: «Cosa? Sei credente? Non lo sembri, sei assolutamente normale». Allora cominciavano a interessarsi, perché non ne sapevano nulla, e io spiegavo che non ero cattolico, che ero protestante e che le cose erano un po’ più complicate. (…) Poi ho cominciato a parlarne apertamente anche nel podcast. E alla fine mi hanno dato un’etichetta: il gay credente.
Štěpán: Essere gay e credente sembra quasi un ossimoro.
Roman: Ma non lo è. Le persone dovrebbero semplicemente capire che Dio è amore. E credo che questa sia la cosa fondamentale che anche un non credente dovrebbe capire.
«E se Roman avesse ragione?»
Štěpán: Dal momento che non credo in Dio, non credo nemmeno nell’inferno o nell’aldilà. Per questo la morte non mi fa paura in quel senso. (…) Certo, sarebbe abbastanza stupido se improvvisamente mi ritrovassi all’inferno e dovessi pensare: «Roman aveva ragione!».
Roman: Io spero invece che anche tu sia in paradiso.
«Vorrei che il pastore ci benedicesse»
Quando questa puntata viene pubblicata, il 19 marzo 2024, la loro futura unione è ancora soltanto un progetto. Ma Roman ha già molto chiaro che vorrebbe darle anche una dimensione religiosa.
Štěpán: Abbiamo davanti a noi, diciamo, una specie di matrimonio, anche se il matrimonio non è ancora stato approvato per tutti. (…) Come immagini il rapporto tra la nostra unione e la Chiesa?
Roman: Le Chiese non sono tutte contrarie alle persone gay. Štěpán: Dipende dalla Chiesa. Roman: Sì, dipende. Ma io vorrei una cosa: vorrei che il pastore ci benedicesse al nostro matrimonio. Štěpán: Alla nostra partnership. Roman: Al nostro matrimonio. Štěpán: Ma non possiamo chiamarlo matrimonio. Roman: Io lo chiamerò matrimonio. Štěpán: Ma è una partnership. Roman: Sarà un matrimonio!
(…) Roman: Quando ci sposeremo voglio che il pastore ci dia una benedizione. Vedremo come andrà. (…) Penso però che possiamo ricevere una benedizione dalla Chiesa. Štěpán: Dipende da quale Chiesa. Roman: E dipende anche dal fatto che tu ci creda. Štěpán: Ah, allora non so se questo matrimonio si farà! (…)
Riascoltare oggi questa conversazione dà a quelle parole un sapore particolare: allora stavano ancora immaginando come conciliare la fede di Roman, l’ateismo di Štěpán e il desiderio di celebrare religiosamente la loro unione.
E se un giorno avessero dei figli?
Štěpán: Dopo il matrimonio, naturalmente, dovrebbero arrivare i figli. Quando avremo figli, come vorrai crescerli?
Roman: Conosceranno Gesù Cristo e sapranno che li ama e che è con loro.
Štěpán: Questo mi va ancora abbastanza bene.
Roman: Voglio crescerli come brave persone. So che i miei genitori mi hanno trasmesso molto bene questa cosa. (…) Mi hanno dato dei principi giusti. Anche se non credo che abbiano compreso tutto, sicuramente mi hanno dato ciò che era essenziale: hanno cercato di crescere una buona persona. E penso che questa sia la cosa più importante. (…)
Alla fine della puntata Roman resta credente e Štěpán resta ateo. Nessuno ha convertito nessuno. Forse è proprio questo l’aspetto più interessante del loro racconto: Roman non nasconde la propria fede, prega per il compagno e interpreta persino il loro incontro come una risposta alle sue preghiere; Štěpán non finge una fede che non ha, ma entra nelle chiese frequentate da Roman, cerca di capire la Bibbia e vuole conoscere quel mondo che ha contribuito a fare dell’uomo che ama la persona che è.
Due modi molto diversi di guardare Dio riescono così a stare dentro la stessa coppia. Completamente normali, appunto.

