Cosa dice la storia biblica di Sodoma e Gomorra sull’omosessualità? Niente di ciò che credi!
Testo di Rebecca Karnsund* pubblicato sul sito LGBTQ & the Bible: What does God say? (Stati Uniti). Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Sodoma e Gomorra era la storia biblica che pensavo dimostrasse che l’omosessualità fosse sbagliata. Ma quando, l’anno scorso, mi sono seduta a rileggere davvero il testo, non sono riuscita a trovare il punto in cui lo dicesse. Continuavo a leggere e rileggere il brano, cercando il versetto che avrebbe dovuto provarlo. Ero certa che da qualche parte ci fosse.
Mi stavo perdendo una riga? Ero nel capitolo sbagliato? Nel libro sbagliato? Perché, per quante volte lo leggessi, le parole che mi aspettavo di trovare semplicemente non c’erano. Per questo oggi voglio condividere con voi che cosa non ho trovato nella storia di Sodoma e Gomorra, e che cosa invece ho trovato. Questa è la storia di Sodoma.
In Genesi 19,1-11 si racconta che “i due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, potrete riprendere il vostro cammino». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza». Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere pani azzimi ed essi mangiarono.
Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!».
Lot uscì verso di loro sulla soglia e, dopo aver chiuso la porta dietro di sé, disse: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto». Ma quelli risposero: «Tirati via!». E aggiunsero: «Quest’individuo è venuto qui come straniero e ora vuole fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro». E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. Allora dall’interno quegli uomini sporsero le mani, si tirarono in casa Lot e richiusero la porta; colpirono di cecità gli uomini che erano all’ingresso della casa, dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta”.
Gli uomini e la cultura della guerra nell’età del Bronzo Medio
In quell’antico mondo del Vicino Oriente e del Mediterraneo, tra il 1900 e il 1700 a.C., la violenza sessuale era un’arma di guerra molto diffusa, in particolare lo stupro maschile su altri uomini. Non aveva a che fare con l’orientamento sessuale o con il desiderio. Aveva a che fare con il dominio, l’umiliazione e l’affermazione del potere sui vinti. Quel tipo di violenza mirava a togliere a un uomo la sua mascolinità, il suo status e il suo onore.
Secondo uno studio sulla violenza sessuale contro gli uomini nei conflitti armati, lo stupro maschile era considerato “un diritto assoluto dei soldati per dichiarare la totalità della sconfitta del nemico” (Sexual Violence Against Males in Armed Conflict, Illinois Wesleyan University, circa 2018).
In quel mondo esistevano relazioni d’amore tra persone dello stesso sesso, così come esistevano relazioni eterosessuali. Ma qui siamo davanti a qualcosa di completamente diverso. Così come lo stupro eterosessuale non è la stessa cosa dell’amore eterosessuale, lo stupro di uomini da parte di altri uomini in un contesto di guerra riguardava la brutalità, non il desiderio.
Di questa forma di violenza sessuale troviamo molti riferimenti nelle fonti sumere, accadiche e greco-romane, e qualcosa di simile compare anche in un’altra città della Bibbia, nel racconto di Giudici 19.
La tensione dell’ospitalità
Anche l’ospitalità era molto importante. E lo è ancora. Ma lo era anche la sicurezza. Per questo esistevano delle regole. Le persone vivevano in comunità, gruppi, villaggi e città. Alcuni erano nomadi, altri stanziali. Alcuni costruivano mura attorno agli abitati, altri vivevano su colline o in zone più riparate. Per molti, però, la paura era una realtà quotidiana: paura di essere invasi, derubati o uccisi. L’ospitalità era fondamentale, ma lo era anche la protezione della comunità. Gli stranieri erano imprevedibili: non esistevano passaporti, controlli, documenti o illuminazione notturna.
Per questo, nelle culture dell’antico Vicino Oriente, i diritti e le norme legate all’accoglienza erano così importanti. Uno straniero doveva ricevere un invito personale da qualcuno della città per poter pernottare in una casa. Se qualcuno restava senza essere accolto formalmente da un ospite, poteva diventare un problema enorme, perché l’intera città poteva essere ritenuta responsabile, dagli dèi o dalle tribù vicine.
L’ospitalità, chiamata anche xenia, non era soltanto una gentilezza: era un dovere sacro, spesso legato a leggi divine. Gli stranieri o gli ospiti esterni non potevano restare dopo il tramonto senza essere stati accolti o invitati correttamente dalla città.
In cosa differiva Sodoma
La regola generale era che le città fossero accoglienti, purché gli stranieri avessero ricevuto un invito privato da qualcuno. Ma c’erano gruppi di persone che non erano affatto accoglienti. Non praticavano l’ospitalità. Anzi, erano violenti. Alcuni più di altri. Una di queste città era Sodoma. La sua malvagità era famosa.
Gli abitanti di Sodoma vedevano gli stranieri non solo come minacce per il tessuto sociale, morale, spirituale o persino biologico, pensiamo alla paura di malattie o impurità, ma volevano anche mostrare potere e controllo. Volevano difendere la loro coesione, il loro status e la loro purezza. Erano arroganti, egoisti e avidi.
Non accoglievano i visitatori, anche se questi erano stati invitati da qualcuno della città. Tanto più se a invitarli era stato uno straniero come Lot. Così tutti gli uomini di Sodoma si riunirono e andarono a punire quegli ospiti. E quella punizione, nel contesto di quel tempo, era una forma di dominio attraverso uno stupro di gruppo maschile e violento.
Nel racconto di Sodoma e Gomorra, Lot aveva fatto la cosa giusta: aveva invitato gli stranieri perché avessero un posto dove stare. Ma gli abitanti di Sodoma erano malvagi, non erano ospitali come altre città e altri popoli. Tra le molte cose malvagie che facevano, una era proprio questa: non accoglievano gli stranieri, neppure quando erano stati invitati.
Chi sono i peccatori in questa storia?
Chi sono i peccatori? Il testo su S odoma ce lo dice. Erano “tutto il popolo al completo”:
“Gli uomini della città, gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!»” (Genesi 19,4-5).
Se si parla di “tutto il popolo al completo”, allora non si trattava solo degli omosessuali che andarono alla porta. C’erano tutti. Anche gli eterosessuali. Allora chi peccò? Tutti gli uomini. Non solo gli omosessuali.
Quali sono i peccati in questa storia? Sodoma e Gàbaa
Quando rileggiamo il racconto, ci accorgiamo che gli uomini di Sodoma alla fine non stuprano gli ospiti. Gli angeli li accecano e tutti se ne vanno. Allora qual è il peccato in questa storia? Certamente quella città era malvagia. Volevano tutti violentare in gruppo i visitatori.
C’è però un altro racconto, in Giudici 19-21, ambientato nella città di Gàbaa, che è molto simile alla storia di Sodoma e Gomorra:
- gli uomini della città circondano la casa e vogliono abusare sessualmente degli ospiti maschi;
- il padrone di casa offre la sua concubina e le sue figlie.
A differenza del racconto di Sodoma, dove gli uomini vengono accecati e se ne vanno, gli uomini di Gàbaa non vengono accecati. Non se ne vanno. Prendono invece la concubina, la violentano e la uccidono. Al mattino, il marito la trova sulla soglia di casa e taglia il suo corpo in dodici pezzi.
Entrambe le città raccontano una scena in cui tutti gli uomini volevano commettere una violenza sessuale maschile contro altri uomini. In nessuna delle due città, alla fine, avviene quello stupro maschile. Ma solo una delle due città è rimasta nella memoria collettiva come il grande simbolo del peccato: quella in cui, di fatto, non arrivarono a compiere l’atto.
I peccati presenti nel racconto
Sodoma era famosa per i suoi peccati. Ma quali sono i peccati in questo racconto specifico? La Bibbia non dice quale parte della scena sia peccato e quale no. Possiamo fare delle ipotesi, ma il brano in sé non lo precisa. Ci sono però cose che personalmente considero chiaramente sbagliate:
- gli uomini volevano violentare in gruppo i nuovi ospiti arrivati in città;
- Lot offrì le proprie figlie per proteggere gli angeli.
Eppure Sodoma era famosa per i suoi peccati. Quali erano, allora, i veri peccati di Sodoma? Dove vengono indicati i peccati di Sodoma e Gomorra?
Queste città erano famose per i loro peccati già molto prima di questo episodio. Se ne parla più di vent’anni prima, in Genesi 13,13: “Ora gli abitanti di Sodoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore”. Il testo dice che erano peccatori, ma non ci dice quali fossero i loro peccati.
Sodoma era famosa per i suoi peccati anche tre giorni prima che Dio distruggesse la città. Tre visitatori, il Signore e due angeli, vanno da Abramo presso Mamre, vicino a Ebron, e il Signore parla del grido contro Sodoma e Gomorra e del loro peccato “molto grave” (Genesi 18,20-23). Anche qui si dice che erano peccatori, ma ancora non viene precisato quale fosse il peccato.
Non ci viene detto quali fossero i peccati di Sodoma finché, più avanti nella Bibbia, non sono i profeti a spiegarlo.
Ezechiele 16,49-50 elenca i peccati di Sodoma, ma l’omosessualità non viene menzionata: “Ecco, questa fu l’iniquità di Sodoma, tua sorella: superbia, ingordigia, ozio indolente ebbero lei e le sue figlie, ma non tesero la mano al povero e al misero. Insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me”.
Isaia 1 presenta il peccato di Sodoma come oppressione delle persone marginalizzate, omicidio e furto.
Geremia 23,14 indica come peccati di Sodoma l’adulterio, l’idolatria e gli abusi di potere.
Amos 4,1-11 e Sofonia 2,8-11 parlano di oppressione dei poveri, orgoglio e atteggiamento sprezzante.
Tra le molte volte in cui la Bibbia cita Sodoma e Gomorra, solo due testi aggiungono alla lista il tema dell’“immoralità sessuale” (Giuda 1,7 e 2 Pietro 2,6-10). Ma anche in quei casi si tratta di un’espressione generale, che non nomina atti sessuali tra persone dello stesso sesso. Lo stupro di gruppo e l’abuso sessuale sono certamente immoralità sessuale. Ma quei due versetti non spiegano in che cosa consista precisamente questa immoralità. Gli altri testi, invece, descrivono in modo più dettagliato i peccati di Sodoma.
In tutti i luoghi in cui la Bibbia parla dei peccati di Sodoma, l’omosessualità non viene mai nominata.
Che cosa significa “carne diversa”?
L’espressione “carne diversa”, in greco sarkos heteras, compare in Giuda 1,7 quando si parla di Sodoma e Gomorra.
Molti studiosi della Bibbia ritengono che probabilmente si riferisca ai Nefilim o agli angeli, richiamati proprio nel versetto precedente, Giuda 1,6, dove si parla di angeli che “non conservarono la loro dignità, ma lasciarono la propria dimora”.
Che cosa significava “sodomita”?
In origine, “sodomita” indicava semplicemente una persona proveniente dalla città di Sodoma. Nient’altro. Nella Bibbia ebraica e nel pensiero ebraico antico non aveva una connotazione sessuale.
Nella tradizione ebraica antica, il peccato di Sodoma non riguardava la sessualità, ma la violenza, l’arroganza e la mancanza di ospitalità. Il Siracide 16,8, un testo del II secolo a.C. circa, dice che Dio “non risparmiò i vicini di Lot, che egli detestava per la loro superbia”. La Sapienza di Salomone 19,13-15, testo del I secolo a.C. circa, afferma che furono puniti “per il loro odio amaro verso gli stranieri”.
Nella tradizione ebraica esisteva anche un modo di dire: “agire alla maniera di Sodoma”. Significava comportarsi come qualcuno che non vuole condividere o che tratta gli stranieri con crudeltà.
Nel Medioevo, però, il pensiero cristiano riformulò profondamente il modo di parlare della sessualità. Influenzata dalla filosofia greca e dall’ascetismo della Chiesa antica, la visione dominante divenne questa: il sesso era accettabile solo in vista della procreazione.
Persino il sesso eterosessuale vissuto per il piacere era guardato con sospetto. Gli atti non procreativi, come il sesso orale o l’intimità tra persone dello stesso sesso, furono condannati come “sodomia”.
“Sodomita” diventò un insulto generico per indicare una presunta “devianza” sessuale: non solo gli atti tra persone dello stesso sesso, ma tutto ciò che veniva considerato “contro natura”.
Fu solo nel 529 d.C., sotto l’imperatore bizantino Giustiniano I, che il termine “sodomia” venne collegato in modo esplicito al sesso omosessuale maschile nel diritto romano. Questa scelta giuridica avviò una criminalizzazione secolare dell’omosessualità nell’Europa cristiana, spesso proprio sotto l’etichetta di “sodomia”. Una parola che finì per avere un peso sia morale sia legale, e che portò spesso alla tortura o all’esecuzione.
Perché Lot offrì le sue figlie?
Sì, è una cosa terribile. Come poteva un padre offrire le sue figlie al posto degli ospiti? Era talmente omofobo da preferire che venissero violentate delle donne piuttosto che degli uomini? Che cosa stava cercando di fare?
Il testo non ce lo dice, ma gli studiosi della Bibbia ci offrono alcune piste.
- La cultura patriarcale e la condizione delle donne
Nell’antico Vicino Oriente le donne erano considerate proprietà: prima dei padri, poi dei mariti. Le figlie erano ritenute socialmente meno importanti e meno preziose degli ospiti maschi, soprattutto se quegli ospiti erano figure divine.
- L’ospitalità era sacra
In quel mondo l’ospitalità non era solo gentilezza: era un obbligo sacro. Violare l’ospitalità poteva portare vergogna sull’intera città o sulla famiglia. Alcuni studiosi sostengono che Lot stesse mettendo l’ospitalità al di sopra di tutto, persino della morale. Il fatto che gli ospiti fossero angeli, anche se Lot forse non lo aveva ancora capito pienamente, rendeva la situazione ancora più urgente.
- Paura e impotenza
Lot forse stava cercando di calmare una folla violenta che non poteva controllare. Forse si sentiva impotente e provò a negoziare quello che, nella sua mente, appariva come un “male minore”. Questo non lo giustifica, ma può aiutarci a capire la logica psicologica dietro il suo gesto.
- Paura del giudizio divino
Lot sapeva che quei visitatori non erano uomini qualunque. Erano figure divine. Forse credeva che proteggerli fosse direttamente collegato al giudizio di Dio.
La Bibbia non presenta Lot come un eroe morale in questa scena. Il racconto non loda e non giustifica le sue azioni: semplicemente le riferisce. La sua offerta mostra quanto fosse spezzata quella società.
Perché Dio distrusse Sodoma?
I peccati di Sodoma erano il dominio, la violenza sessuale, l’umiliazione, lo sfruttamento, il rifiuto degli stranieri e il totale disprezzo per le persone vulnerabili. Più e più volte, la Bibbia stessa indica come grandi peccati della città l’orgoglio, l’avidità, l’arroganza e il mancato aiuto ai poveri (Ezechiele 16,49).
Più esaminiamo la storia di Sodoma, più diventa chiaro che non possiamo usare questo brano come un comando contro le relazioni d’amore consensuali tra persone dello stesso sesso.
Ridurre questa storia a una condanna delle persone gay non solo tradisce il testo, ma trasforma un avvertimento contro l’ingiustizia in un’arma di esclusione. Semmai, questo brano ci chiama a proteggere le persone marginalizzate, non a farne dei capri espiatori.
La storia di Gàbaa
In Giudici 19-21 troviamo una storia simile, quasi identica, ambientata nella città beniaminita di Gàbaa. Non è la storia di Sodoma, ma anche qui ci sono tutti gli uomini della città che vogliono violentare gli ospiti. Il finale di questo racconto, però, è molto peggiore di quello di Sodoma.
Quando il padrone di casa offre sua figlia e la sua concubina agli uomini, essi prendono la concubina, la violentano, abusano di lei e la uccidono. Al mattino, l’uomo la trova sulla soglia di casa e taglia il suo corpo in dodici pezzi.
Anche questi uomini volevano violentare gli ospiti maschi, proprio come a Sodoma. È interessante notare che gli abitanti di Sodoma e Gomorra, alla fine, non arrivano a compiere nulla, perché gli angeli li accecano; mentre gli uomini di Gàbaa, invece, agiscono davvero: violentano e uccidono una persona.
Entrambe le città includono una richiesta di violenza sessuale rivolta a uomini. Eppure oggi sentiamo parlare molto più spesso di Sodoma e Gomorra.
Che cosa ci dice Sodoma?
Che cosa ci dice la storia di Sodoma e Gomorra sulle persone gay o sul matrimonio tra persone dello stesso sesso? Nulla.
Perché? Perché il racconto parla di peccati commessi sia da omosessuali sia da eterosessuali. E la Bibbia ci dice quali sono quei peccati. I peccati di Sodoma erano il dominio, la violenza sessuale, l’umiliazione, lo sfruttamento, il rifiuto degli stranieri e il totale disprezzo per le persone vulnerabili. Più e più volte, la Bibbia stessa nomina l’orgoglio, l’avidità, l’arroganza e il mancato aiuto ai poveri come i grandi peccati della città (Ezechiele 16,49).
Più esaminiamo la storia di Sodoma, più diventa chiaro che non possiamo usare questo brano come un comando contro le relazioni d’amore consensuali tra persone dello stesso sesso. Per discutere di questo tema bisogna guardare altrove.
Ridurre questa storia a una condanna generale delle persone gay non solo travisa il testo, ma trasforma un avvertimento contro l’ingiustizia in un’arma di esclusione. Semmai, questo brano ci chiama a proteggere le persone marginalizzate, non a farne dei capri espiatori.
Testo originale: Sodom & Gomorrah

