La Prigione. Storie di persone LGBTQ+ incarcerate in Turkmenistan perché gay
Il video si apre con un volto. Una striscia scura copre gli occhi, perché anche farsi riconoscere può diventare pericoloso. Poi arriva un’avvertenza necessaria: questa testimonianza contiene riferimenti espliciti a violenza, abusi, tortura, carcere, malattia, suicidio e morte. Alcuni nomi e dettagli sono stati modificati per proteggere le persone coinvolte, ma ciò che viene raccontato è reale.
Questo video non è una storia di fantasia. È il racconto di ciò che tante persone LGBTQ+ vivono in Turkmenistan, dove l’omosessualità è punita con il carcere e dove, per molte persone LGBTQ+, l’unica possibilità di salvezza resta la fuga.
Nel video Alessandro Previti presta la voce e volto alla testimonianza di “Aslan”, un giovane gay sopravvissuto alla prigione e alle persecuzioni in Turkmenistan,
«Io sono una persona piuttosto fredda, ma la prigione ti spezza».
Ascoltando le sue parole entriamo in un mondo fatto di umiliazioni, fame, lavoro forzato, malattie non curate e violenze. Aslan racconta di persone LGBTQ+ abbandonate dalle famiglie dopo essere state condannate e incarcerate per “sodomia”, costrette a vendere il proprio corpo per mangiare, rinchiuse in carcere e trattate come se non fossero più esseri umani.
Racconta di un giovane sieropositivo respinto da tutti, che alla fine si è tolto la vita. Di un ragazzo con una disabilità mentale, incarcerato insieme alla persona che aveva abusato di lui. Di detenuti omosessuali costretti a raccogliere a mani nude gli escrementi degli altri prigionieri.
«Era considerato un lavoro che spettava soltanto a noi. Solo a noi».
Sono parole difficili da ascoltare. Eppure dobbiamo ascoltarle, perché dietro ogni volto nascosto, dietro ogni storia c’è una persona che chiede semplicemente di vivere, amare e non essere perseguitata.
Aslan è riuscito a fuggire anche grazie all’aiuto e al sostegno dei volontari de La tenda di Gionata ed oggi prova far conoscere queste storie perché nessuno possa dire non sapevo.
Ringraziamo Aslan che ha trovato il coraggio di affidarci la sua testimonianza e Alessandro Previti, per avergli dato voce.
Chi desidera aiutare concretamente persone LGBTQ+ in situazioni di grave vulnerabilità che stiamo accompagnando può fare una donazione al Fondo di solidarietà de La Tenda di Gionata avendo come oggetto “persone LGBT+ in fuga“.
E, a chi crede, chiediamo anche una preghiera per chi è ancora in carcere, per chi sta cercando una via di fuga, per chi non ce l’ha fatta e per chi continua, nonostante tutto, a resistere.
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